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Rinuccio Aretino e Lorenzo Lippi traduttori di Platone. Eutifrone, Ione

A cura di Francesca Manfrin e Lorenzo Ferroni

Bros.  pp. VIII-183, € 38
CollanaIl Ritorno dei Classici nell'Umanesimo, III.9
SottocollanaTraduzioni, 09
anno2016
isbn978-88-8450-758-7
Disponibilitàdisponibile
  
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L’attività di traduzione dal greco di Rinuccio Aretino (ca. 1390 / 1395-1457) ebbe inizio negli anni del suo soggiorno giovanile in Oriente, tra Costantinopoli e Creta, e proseguì, affiancata dall’insegnamento, negli anni di servizio presso la Curia papale, coinvolgendo svariati autori, tra i quali Aristofane, Platone, Luciano, Plutarco ed Esopo. I risultati diseguali dell’impegno versorio di Rinuccio e l’utilizzo di traduzioni latine preesistenti hanno reso finora problematica la definizione delle reali competenze in materia di greco di questo rappresentante minore dell’Umanesimo, che pure fu maestro di figure del calibro di Poggio Bracciolini e di Lorenzo Valla e fu in contatto con personalità di spicco della cultura dell’epoca. Offre in tal senso una testimonianza significativa la traduzione latina dell’Eutifrone di Platone (ca. 1440-1443), eseguita da Rinuccio dopo il suo ritorno in Italia. Di essa si propone per la prima volta un’edizione critica, fondata sulla testimonianza del codex unicus (Oxford, Balliol College Library, MS 131), probabilmente idiografo. L’identificazione su base paleografica e filologica del codice greco utilizzato come modello principale della traduzione (Oxford, Bodleian Library, Canon. gr. 4) consente inoltre di aggiungere un pur breve capitolo alla storia della translatio librorum da Bisanzio all’Italia nella prima metà del ’400, nonché di inquadrare con maggiore chiarezza il ruolo di Rinuccio Aretino nel contesto dell’impresa di recupero dei testi della letteratura greca inaugurata nei primi decenni dell’età umanistica.

Intorno agli anni ’60 del XV secolo la Firenze dei Medici ebbe modo di assistere alla nascita delle uniche due versioni dello Ione platonico prodotte dal nostro Umanesimo: la mai pubblicata ‘esercitazione’ di Lorenzo Lippi da Colle di Val d’Elsa (ca. 1442- 1485), dedicata a Piero de’ Medici, e la ben più impegnativa e accurata traduzione approntata da Marsilio Ficino nell’ambito del proprio impegno versorio dell’intero corpus platonico. Amico e corrispondente del Lippi, egli ne poté usare il testo, spesso scorretto e ricco di fraintendimenti, migliorandolo anche da un punto di vista stilistico, e assicurandogli così, almeno parzialmente, quel Nachleben che il suo autore gli aveva negato. La versio del Lippi è tramandata dal codex unicus, autografo, Magl.VIII 1443, conservato presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze: se ne propone qui, per la prima volta, il testo completo in edizione critica, contestualizzato all’interno dell’esperienza di traduttore dell’umanista di Colle di Val d’Elsa e messo a confronto con la versione latina degli Halieutica oppianei, alla quale il Lippi dovette larga parte della propria fama tra i contemporanei. La fonte greca viene identificata con un manoscritto molto vicino, ma non identico, al Barberiniano gr. 270, codice presente a Firenze, presso il Convento di San Marco, proprio negli anni in cui il Lippi attendeva al suo unico lavoro platonico.
     
     
         
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